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Disegno di Claudia Patuzzi

Attenzione!

La prima parola che ho inteso è stata: «attenzione!»

Mi trovavo in una strada sconosciuta. Stavo svicolando lentamente sul marciapiede tra degli strani alberi (delle gambe ?) che si muovevano a velocità vertiginosa. Una giungla intricata e selvaggia. Non è accaduto niente di particolare, fino al momento in cui mi hanno trascinato nei loro rami, impedendomi di avanzare. Ma, non so come, sono riuscita a liberarmi dalla loro morsa soffocante, anche se ero costretta a portare la mia casa sulle spalle…

Qualche secondo dopo, rotolavo a testa bassa come prima, abbarbicandomi a quelle zampe immense, quando dei piccoli laghi vasti come l’oceano (delle pozzanghere?) si sono profilati di fronte a me, sbarrandomi il passaggio. Per nulla rassegnata, ho cercato di scivolare dall’altro lato, ma un’ombra nera rischiava di cadere su di me, prima che io potessi fuggire oltre il marciapiede. Impossibile evitarla: quella cosa scura e dura (una suola ?) è piombata sulla mia testa annientandomi.

Subito dopo, io mi sono trovata schiacciata sulla ghiaia. Non ero che una piccola traccia gocciolante, simile a una goccia di latte cagliato, che un bebè avrebbe potuto benissimo aver rigettato e che in realtà un cane leccò, prima di strofinare le sue narici su di me,  o, per meglio dire, sui miei poveri resti.

Tutto sembrava perduto, quando, di colpo, ho ripreso le forze. D’un tratto, ho riguadagnato il marciapiede e ho ripreso la mia andatura ostinata, più veloce di prima.

Ero diventato un altro essere, sicuro di sé, che avanzava a zig zag con flessuosa agilità insieme a tutti gli altri, in cerca di chissà che…

«Attenzione! c’è una lumaca sul marciapiede!» gridò una voce a squarciagola indicandomi.

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Disegno di Ronald Searle (Garzanti, 1973)

Ho avuto solo il tempo di spostarmi di un millimetro e di rifugiarmi nel mio guscio, poi tutto è diventato oscuro.

N.B. Ecco cosa avviene quando si cammina troppo in fretta! Si deve fare attenzione.

Le cose non sono sempre come appaiono.

Non semper ea sunt, quae videntur. (Fedro, Favole, IV, 2,5)

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La lumaca di Pinocchio

Claudia Patuzzi

Il mondo e la “lumaca” di Ronald Searle :

“Da un punto di vista della collocazione, la vena umoristica di Searle fa parte del grande filone classico anglosassone, con tutte le sue connotazioni di gelo, di imperturbabilità, di litote o understatement, di morbose concessioni al nero e al feroce, e infine di viscerale passione per il nonsense…non manca la teoria del “TWIST” elaborata dallo scrittore americano O.Henry:  la conclusione obbligatoria del racconto con una stretta, una svolta, un rovesciamento, una sorpresa. Il racconto grafico di Searle si riduce solo al twist finale. Il messaggio e i  precedenti del racconto – avvenuto nella carta bianca –  devono essere intuiti dal lettore. Il segno di Searle è emotivamente impenetrabile, incisivo, e ciò crea l’assurdo della “vicenda” e un’ inevitabile comicità. Il disegno “parla” da solo.

(ispirato a l’introduzione a “Roland Searle- I 108 disegni più belli e più folli del nuovo maestro dell’umorismo”, Editore Garzanti, 1973)

lien vers la traduction en française: http://wp.me/p3jqzu-4