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L’ Indeciso  (disegno di Claudia Patuzzi)

L’INDECISO : “Chi sono?” Amletica questione. Ci sono delle mattine in cui mi perdo in una rete di dubbi. Sono perennemente indeciso. La tetragona certezza non è di questi tempi. Le parole volano a velocità vertiginosa superando il peso a volte insostenibile dei fatti . Quanto a me, mi sto lentamente sfaldando. Anche il mio corpo si assottiglia, come una foglia, stanca di cadere in autunno. Una goccia l’uccide. Ho persino paura di pensare.

E se “lui” leggesse dentro di me?

Quando entro a carponi nel bagno lo guardo di sguincio, come un disertore che scappa sotto un filo spinato. È passata solo una settimana da quando non mi riconosco più, ma è come se fosse passato un anno. In questo momento sto strusciando sotto il lavandino, costeggiando il bidet fino al wc sul fondo.”Coraggio, ce l’hai quasi fatta!” mi dico, “mancano ancora trenta centimetri!” Quando sfioro la parete opposta emano un sospiro di sollievo: “ecco, finalmente mi posso alzare senza che lui se ne accorga…” Forse non sono stato abbastanza chiaro. Quando parlo di lui intendo lo SPECCHIO del mio bagno, uno strano oggetto ereditato da una vecchia zia d’origine veneziana.

002_specchio_740    Specchio (foto di Claudia Patuzzi)

L’INDECISO : – Ebbene, da una settimana questo specchio non combacia  più con la mia vera immagine. O, meglio “faccia”. Quella che fa tutt’uno con la mia pelle e il mio viso. Senza lifting e senza alcuna pietà. Quella che ogni giorno mi sussurra, con voce rassicurante: “Sono sempre io!”

Una settimana  fa quel sussurro si è inceppato e ha cominciato a girare a vuoto come un disco incantato: “Io tu noi…loro…” Da quel giorno  la mia faccia assomiglia a un quadro di Bacon. Una candela di cera fusa con delle rientranze buie al posto della bocca e degli occhi. Un maschera contorta…

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Francis Bacon, Volto, 1961

L’INDECISO : Ecco, adesso posso sbirciare verso lo specchio.

SPECCHIO : Te lo devo dire una volta per tutte: tu non hai un volto o, meglio, il tuo volto è vuoto.  La tua immagine visibile non rende manifesta la verità interiore. Sei incerto. Ti manca la forza del carattere. Non lo sai che  “la faccia è un un work in progress: un  ritratto che progredisce  nel tempo per diventare ricordo ?1

L’INDECISO : Carattere? Forza ? Come se fosse facile!

Cerco di uscire dal bagno, pietrificato da quelle parole.  Poi ci ripenso: lo specchio ha ragione ! Io non ho il carattere irriverente di Serge Gainsbourg, io non ho il volto diabolico di Jack Nicholson,  io non ho la presenza carismatica di Nelson Mandela, né  sono un punto di riferimento come José Saramago…

SPECCHIO : Tu sei tutto l’opposto dell’ autoritratto di Albrecht Dürer!

L’INDECISO : – Dürer ? Il grande Pittore del rinascimento tedesco?

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Albrecht Dûrer, Autoritratto con pelliccia, 1500, Monaco, Alte Pinakothek.

SPECCHIO : Proprio lui! Guarda questo autoritratto e rifletti! Ammira il suo sguardo calmo, dritto davanti a sé, cosciente del proprio ruolo. A Dürer non bastava di essere un artista “gentiluomo”, voleva anche essere un artista simile a Dio, un Salvator mundi : Dio creo`l’uomo a propria somiglianza, e così lui, in quanto artista,  ha creato se stesso a sua immagine con colori eterni…

L’INDECISO : Ma io sono solo un povero cristo! Uno che vive nel XXI secolo, che cerca di sbarcare il lunario rincorrendo parole e domande senza risposta… E poi, caro mio, non viviamo più nel Rinascimento, semmai  dopo il Sacco di Roma, il suicidio di Hitler, la crisi della democrazia e dei valori, l’invenzione della televisione e di internet, volando qua e là su “nuvole” artificiali tra primavere in ritardo…

005_zolla. 740  Albrecht Dürer, La grande zolla, 1503, acquerello,  Vienna, Alberrtina.

ALBRECHT DÜRER: Posso intromettermi? Io ho solo cercato di conoscere e di riprodurre  il mistero della creaziône dell’arte e delle leggi della Natura. Quando ho dipinto la grande zolla, ho osservato ogni cosa con una devozione quasi religiosa: gli esili fili d’erba, i fiori del dente di leone, la pampinella, l’achillea… Tremo ancora, ripensando a quell’emozione grandissima nel coglierne l’essenza, l’intimo respiro, l’armonia col tutto! Ho lavorato sulle sfumature, sulle ombre, sul terriccio smosso, il tono velato del cielo ed ecco il risultato di tanta fatica e passione.

Un momento di pausa, segnato da un profondo sospiro, poi la voce profonda di Dürer riprende  a parlare: “In un certo senso ho voluto sfidare l’eternità.., ma ci sono riuscito solo a metà: i colori del quadro resteranno sempre gli stessi, mentre la vera zolla è appassita come me, in attesa della primavera seguente, quando rinascerà un’altra zolla, ma completamente diversa da quella dipinta!”

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La “piccola zolla” (foto di Claudia Patuzzi)

L’INDECISO : – Permette, signor Dürer? Anch´io ho fotografato la mia piccola zolla. Non è  perfetta come la sua, ma sono stato attirato da quei fiori rossi e quel muro grigio con quel tubo arrugginito. Ha visto quella finestrella, sullo scorcio a destra ? Mi sono sempre chiesto chi abita là dentro. Solo un’ombra  dietro una tendina nella luce vaga di una lampada accesa… Certo è un’immagine modesta, ma,  nel suo piccolo ha anche lei una sua forza : la forza della realtà, nuda e cruda, eppure, a suo modo, per qualche accattivante décalage, “poetica”. Mio dio, che bella frase ho detto… Ho ritrovato il coraggio, il ritmo della risposta giusta: L’Anti-düring è sorto!

Hops, scusatemi, era una battuta, volevo dire l’ANTI-DÜRER , cioè io… Non avrò certo il suo genio, ma la libertà di creare qualche “cosetta” non la si può negare à nessuno…

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Friederich Engels (Barmen, Wuppertal, 1820- Londra 1895)

ALBRECHT DÜRER : L’Anti-Dühring? 2

L’INDECISO : È il soprannome di uno scritto di Engels in difesa del marxismo contro un tedesco di nome Dühring…

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Quanto a me, signor Dürer, penso che, al mondo d’oggi, la realtà vera ci sfugga. Ciò che conta è il nostro udito, i nostri occhi, le nostre mani, la nostra lingua, le corde vocali e il nostro naso con cui ascoltiamo, vediamo, tocchiamo, parliamo, assaporiamo e annusiamo …  Ma cos’è meglio ? La zolla che posso toccare o quella dipinta da un pittore ? A che servono la letteratura,  l’arte, la musica e la filosofia  se dobbiamo capire tutto troppo in fretta,  rincorrendo un tourbillon d’informazioni e ubbidendo  alla logica del mercato ?  Immaginare o farsi domande senza risposte, non serve più a niente. Oggi tutto sembra andare per conto suo…  Il processo della creazione artistica dipende ormai dalla ricezione, non da se stessa…Ed io sono diventato così come mi vedete : un Indeciso. Un artista senza qualità.3

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George Steiner

GEORGE STEINER : “Scusate se vi interrompo, signori, ma anch’io, se permettete, vorrei aggiungere una piccola osservazione: – No, l’opera non ha bisogno di nessuno.  Walter  Benjamin ha scritto che un’opera poteva dormire  cinquecento anni e trovare un lettore : il testo sarà sempre giovane.  Non si può pretendere che  sia la ricezione a crearlo.  Guardate la musica di Vivaldi, che è diventata adesso il tappeto sonoro del quotidiano.  Per lungo tempo non se ne trovava una registrazione, uno spartito!  Non è stato riesumato dall’oblio che  nel XX secolo. In realtà penso che siamo noi che  abbiamo la chance di ricevere l’opera, e non l’inverso.  Il testo è là e dice : « Io attendo, io ho tutto il tempo. ». La pazienza è dalla parte dell’opera…. Che cosa provoca nell’uomo e nella donna il clic dell’assoluto che permette di creare dei personaggi ben più vivi di noi : Fedra, Falstaff, Amleto, Berenice ? …Che cosa popola il reale della fictions ? Che cosa rende il paesaggio di un gran pittore  più piacevole alla vista ?

Quando i peronisti sono ritornati al potere in Argentina, l’ambasciatore americano ha proposto a J.L.Borges, che era bibliotecario a Buenos Aires,  di venire negli Stati Uniti e di occupare ad Harvard la grande cattedra che porta il nome del poeta Charles Eliot Norton. Borges ha sorriso come solo un cieco può sorridere e ha risposto : “Voi non comprendete,  signor ambasciatore, la tortura è la madre della metafora.” È una frase terribile,  ma è vero. Il gran poeta, lo scrittore, è l’oppositore per eccellenza. Egli oppone ciò che potrebbe essere a ciò che è. Ma in una società dove, secondo la parola del filosofo americano Richard Rorty, “anything goes”, diviene difficile al poeta di creare un contro-mondo (… )”4

L’INDECISO : E allora che possiamo fare ?

GEORGE STEINER : Porsi delle domande è l’ossigeno della vita !

Leggiamo una strofa da una poesia di Jorge Luis Borges  (VV. 27-28)

ARTE POETICA

“A volte nelle sere una faccia
ci guarda dal fondo di uno specchio :
l’arte deve essere come quello specchio
che ci rivela la nostra propria faccia.”

“A veces en als tardes una cara
Nos mira desde el fondo de un espejo :
El arte debe ser como ese espejo
Que nos revela nuestra propia cara.” 5

NOTE:

NOTA 1 : James Hilmann, “La forza della faccia” in La forza del carattere, Adelphi, 2000, pp. 210-211.

NOTE 2 : È un saggio intitolato “Signor E.Dühring“, poi conosciuto sotto il nome “Anti-Düring“,  pubblicato da Engels en 1977 e 1978, come risposta polemica a Karl Eugen Dühring (1833-21), filosofo tedesco, docente incaricato presso Università di  Berlino, che  rifiutava la dialettica di Hegel et criticava le teorie economiche di Marx. Il saggio  di Engels è uno delle esposizioni plus complete della visione marxista del mondo e della politica.

NOTA 3 : Allusione al romanzo di  Robert Musil ( Klagenfurt 1880-Ginevra, 1942): L’uomo senza qualità .

NOTA 4 : Georges Steiner (Parigi, 1929, critico e filosofo residente a Cambridge), articolo-intervista “L’ouvre n’a besoin de personne“, in  Le Monde, 11 mai 2013.

NOTA 5 : Cfr. Jorge Luis Borges, Poesie, (1923-1976), BUR, Rizzoli, 1989, vv. 27-28, pp.148-49. Si noti la singolarità metrica delle quartine  a rima incrociata identica, omologa dei simboli dello specchio, ai vv.27-28

Claudia Patuzzi

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 Albrecht Dürer, Autoritratto con guanti, Madrid, Prado.