Tags

, , , , , , , , , ,

001_éscaliers oranges C180

Così scendemmo nella quarta lacca… “- “Et nous passâmes dans la quatrième fosse“(Dante Alighieri, La Divina commedia, Inferno, canto VII, v.16)
Cliquer pour agrandir la photo.

Da quanto tempo stiamo scendendo le scale? Forse un’ora o più… Io e il mio occasionale compagno di viaggio siamo due corpi spinti verso il basso da un’ineluttabile forza di gravità;  due burattini costretti a scender fianco a fianco verso un parcheggio che non arriva mai, su una scala che non finisce mai…  Scendiamo in silenzio, le braccia lungo i fianchi, senza correre. Come se fosse una passeggiata. Come se il parcheggio fosse a due passi, proprio dietro l’angolo. Inspiro l’aria: è secca e senza polvere. La luce al neon fa risplendere i colori:  il corrimano dipinto di rosso e il linoleum arancione sembrano nuovi di zecca…
“Questa scala è una maledizione…” brontola il mio compagno, poi aggiunge: “meglio tornare indietro!”
“Sei pazzo, lo sai che non si può!”
Ho dimenticato di dirvi un particolare importante: non ci sono scale dietro di noi! Man mano che  scendiamo, le scale  superiori impallidiscono sempre più, lasciando al loro posto uno strascico grigio scuro e un imbuto vuoto, simile a un gorgo. Per questo non risaliamo le scale e non ci voltiamo più indietro: per non impazzire e perché possiamo solo scendere… In fondo, la vita, non ha, anche lei,  un’unica direzione e un’unica fine?
Lo so,il mio compagno parla poco e ha il respiro pesante, ma essere  “in due” – la cosiddetta coppia –  è meglio della solitudine: marito e moglie, madre e figlio, zia e nipote, Stanlio e Onlio, Don Chisciotte e Sancho Panza, Topolino e Pippo, Dante e Virgilio… Chi li può dimenticare? Spesso gli opposti si incontrano. Guardo con riconoscenza lo sconosciuto al mio fianco: se non ci fosse lui come potrei proseguire?

002_éscaliers rouges B 180

“Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate!” “Vous qui entrez laissez toute espérance!” (Dante Alighieri: La Divina Commedia, Inferno, III, v.9 )  

Adesso la scala ha cambiato colore: da arancione è diventata rossa, il corrimano marrone. A che servono tutti questi colori ? Ad alleviare la claustrofobia? A far dimenticare l’assenza di finestre e di porte? Siamo prigionieri di un bunker? Il silenzio è invisibile, ma pesante… Ecco a cosa servono questi colori brillanti: a distrarci da questo silenzio irreale, dall’ anonimato “inumano” di questo non-luogo – un enorme parcheggio sotterraneo nei pressi della Gare de Lyon – uno dei tanti che nel nostro pianeta formano la cosiddetta “antropologia del quotidiano” (stazioni, aeroporti, macchine, treni, aerei, supermercati, parcheggi, stazioni,autostrade, le grandi catene alberghiere, i campi di transito per i rifugiati del pianeta, etc) esaminata da Marc Augé, nel suo famoso libro intitolato “non luoghi (Seuil, 1992), un neologismo introdotto dall’autore stesso.

003_éscaliers bleu180

“…pigliando più della dolente ripa” –  “…entrant toujours plus loin dans cette triste pente” (Inferno, canto VII, v. 17) (cliquer sur la photo pour l’agrandir)

La scala successiva è sempre metallica, ma dipinta di un azzurro acceso. La parete, invece,  è dipinta di giallo pallido. Fa la sua comparsa una strana griglia di ferro, che ci rende ottimisti: forse stiamo arrivando al parcheggio… La scala successiva ha un linoleum giallo chiaro… “Non ci sono sbocchi, la discesa continua!”

004_porte verte180

“Per me si va nella città dolente” – “Pour moi on va dans la cité dolente”    (La Divine  Comédie,l’Enfer, chant III, v.1)

Finalmente una porta ! È una porta dipinta di verde” con un “oblò” al centro. La parete  è gialla e il linoleum blu. Cerco di sbirciare oltre l’oblò. Riesco a intravedere uno spazio molto ristretto e un’altra porta, dal lato opposto, identica a questa. Un mondo parallelo? Un castello di Atlante? L’ennesima illusione? Uno specchio?

Ormai sono convinto che più si scende, più i colori si sbizzarriscono. In preda alla rabbia,  corro contro la porta con tutta la forza possibile, ma, alla fine, sono costretto a cedere: la maniglia è bloccata e la porta è di ferro.  Il mio compagno interviene in mio aiuto. “Ti faccio vedere io di cosa sono capace!”, dice, poi si getta contro la porta con tutto il suo peso. Niente da fare. La porta è chiusa. Ci guardiamo tutti e due senza speranza.

005_sortie180DEF

Ormai depressi, ci dirigiamo lentamente verso un corridoio, sulla destra, quando ci appare  una porticina metallica completamente aperta e dietro di lei, più splendente della stella di Giacobbe o di Davide, la scritta “USCITA”-“SORTIE” in lettere cubitali, raggiante come una cometa in un cielo estivo di agosto… Il resto è facile da immaginare. La storia, lo ammetto, sembra  scivolare  in discesa, verso lo sciropposo happy end made in USA…o “lieto fine”.

freccia72DEF

“E quindi uscimmo a riveder le stelle.” – “Et par là nous sortîmes, à revoir les étoiles.” (Inferno, canto XXXIV,v.139)

Ma chi vorrebbe rifiutare a se stesso un lieto fine? Una vita discreta e appagata? Una  “bella” morte? Quanto a me ho avuto la mia freccia dorata cha mi ha portato direttamente a casa… Una stella cometa.

010-A-porta clochard180 - Version 2

“O frati”…considerate vostra semenza; fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza.” – “O frères…Considérez votre semence : vous ne fûtes pas faits pour vivre comme des bêtes, mais pour suivre vertu et connaissance”
(La Divina Commedia, Inferno, canto XXVI, vv. 118-120)

Quando riapro gli occhi, il chiarore della luce mi acceca. Riesco a intravedere qualcosa di nero, degli stracci, forse dei sacchi, due macchie chiare simili a dita, due ginocchia rattrappite… Un essere umano? Un clochard?

010-B-porta clochard180 - Version 2

Foto di Claudia Patuzzi (cliccare sulla foto per ingrandirla)

Ora riesco a vedere il Leone solenne che veglia possente sul capo di questa povera “bestia” umana, degradata e disperata, senza casa… Nasconde la testa tra le braccia per ripararla da qualcosa. Come ho potuto dimenticarmene? Come ho potuto ignorare la sua solitudine? Forse la corsa sulle scale era solo un trucco, un modo per non vedere la realtà…una fuga. Forse questo che vedo, anche se terribile, non è l’inferno. Questa solitudine, questa degradazione e resistenza fa parte della mia vita; anzi, “è” la vita.

010-C_risveglioporta clochard.180.jpg - copie

Foto di Claudia Patuzzi (cliccare per ingrandirla)

La mia visione si fa sempre più chiara: adesso distinguo nettamente il luccichio della pioggia sul marciapiede e la via sulla destra: è rue de Vinaigriers, a due passi dai Garibaldiens e dalle scalette che portano al Canal Saint Martin. Mi sembra di sentire il rumore dell’acqua… Quando ho visto questo “luogo-luogo” per la prima volta, diversi anni fa, ne rimasi folgorata. Era quello “il” luogo in cui avrei voluto vivere il resto della mia vita… Il sogno fu esaudito.

011-casa lezards180.jpg - copie

Quando arrivo, la casa mi sembra diversa. Non ha più i lustres di cristallo o la prosopopea vecchiotta e pomposa dei palazzi di Haussmann, ma il grigiore tranquillo di una tana, dove ogni tanto passeggiano, su e giù sulle pareti o tra colonne di libri, delle scherzose lucertole… o una banale macchia d’unto. Una casa-tana, insomma! Né troppo, né troppo poco. Né non-luogo, né super-luogo.  Né Inferno, né Paradiso, ma una via di mezzo: un Purgatorio così umano da sembrare bello.

6Marc Augé non-lieuxjpg

Claudia Patuzzi