Tags

, , , , , , , , , , , , , ,

001_Piazza180campomarzioPersonaggi : Italo Calvino e Giacomo Leopardi.
È la primavera del 1985: siamo in un appartamento del centro di Roma, nei pressi del Pantheon, con una portafinestra che dà su una grande terrazza.  Un’altra finestra, più piccola, guarda una stradina laterale.  Sulla parete accanto alla finestra, vi sono tre tavoli con molti libri, giornali, una macchina da scrivere, una bottiglia d’acqua, un bicchiere, una sedia, una poltrona. Contro la parete una libreria piena di libri. Vicino alla porta, un grosso armadio.

Italo Calvino sta guardando la strada fuori della finestra, ma in realtà, non la vede.  In quel momento è ancora nella sua casa d’infanzia a San Remo. Una cosa confusa che sta correndo nel  giardino lussureggiante di Villa Meridiana verso il profilo austero di sua madre. Lei si volta, gli sorride per un istante. È il primo pomeriggio e lui sta fuggendo di nascosto diretto al cinema.  Ha tredici o sedici anni… A quei tempi si rifugiava nella sala semivuota con le gambe allungate sulla spalliera davanti per godere il film  e nutrire le sue fantasticherie nel mondo di Hollywood, di Jean Harlow, Myrna Loy e il cane Asta…

asta425cerchio

Calvino si copre la fronte con la mano: d’inverno, quando usciva dal cinema osservava spaesato il buio di fuori, simile a un  confine tra due mondi diversi, uno reale e uno immaginario, oscillando tra i due, indeciso tra realtà e rêveries… “Ma a che serve ricordare? Solo a distrarmi dai miei doveri…”.Dopo un sospiro,  si allontana dalla finestra, chiude i vetri, ritorna al suo tavolo e beve dun fiato un bicchier d’acqua.
” …Ho ancora la malattia dello spettatore, sono ancora un magazzino di sensazioni cristallizzate in ricordi… e poi tutto è finito, è sopraggiunta la censura del ‘38 e la guerra… Ai tempi del cinema di San Remo non conoscevo ancora il fascino dei libri, della letteratura…” mormora tra sé, mentre apre un libro.
– Signor Calvino ?
Una voce sconosciuta, dolce come quella di un bambino, lo sta chiamando. La voce di chi? In casa, oltre lui, non c’è nessuno.
Calvino si volta. La porta della stanza è chiusa. Ascolta con attenzione. Nessun rumore. Con una mossa improvvisa si affaccia di nuovo la finestra e, per un attimo, crede di rivedere Parigi, lo square Chatillon, la Tour Montparnasse, un grattacielo… Il negozio del macellaio… Le riunioni dell’Oulipo… La magnifica biblioteca…
“Due città, Roma, Parigi… ma che sto dicendo? Con San Remo sono tre e con Torino sono quattro…e con New York sono cinque! In quante città può vivere un uomo? Al massimo due… Uno scrittore, invece, ne può avere tante quante ne può immaginare, segrete e invisibili…
– Psst !
– Chi è ?
Stavolta Calvino ha capito da dove viene quel suono : dal vecchio armadio di fianco alla porta. Si alza con circospezione. Apre un’anta e immerge la testa tra i cappotti, le giacche, i pantaloni e un vecchio ombrello. Quando ne esce, ha un lieve sorriso sulle labbra : – Che paura, per un momento ho creduto… Ma che sto fantasticando? dietro i vestiti e i cappotti, c’è solo un ammasso di panni sporchi per la lavanderia…
Sollevato, Calvino torna al suo tavolo, riprende la penna e un foglio : – Accidenti, queste “Lezioni americane” non finiscono mai…  pensa ad alta voce mentre finisce di scrivere cinque lettere – “ tezza” –la seconda parte di una parola lasciata a metà:  “esat-tezza”.
“Il fascino della doppia t è che si può spezzare, dividere…” pensa invaghito dalle sue città, dallo slancio dei grattacieli di New York, dalla scalette a picco di San Remo, dalla serietà rettilinea delle strade di Torino…
– Psst !

Stavolta Calvino ha un sobbalzo. Resta immobile per qualche istante, poi si dirige con passo deciso verso la finestra. Forse qualcuno lo sta chiamando dalla strada. Quando si affaccia viene irretito dal brusio di quella vita frenetica che continua a brulicare là sotto,  mentre lui deve assolutamente scrivere delle conferenze americane per il prossimo millennio… Per fuggire quella strana sensazione alza lo sguardo verso il cielo dove volano e s’intrecciano  tanti puntini grigi e bianchi,  ali e cinguettii.  Un quadro astratto, grigio e azzurro. Quando si risveglia dalle sue fantasticherie, guarda preoccupato l’orologio. « Devo ritornare al mio lavoro » mormora tra sé.
– Psst signor Calvino !
Stavolta non ha dubbi. Una voce lo ha chiamato per nome. Dopo un istante d’incertezza corre verso l’armadio. Quando apre la seconda anta il mucchio di vestiti sporchi si muove verso di lui dicendo :
– Ma come, non mi riconosce ? Sono Leopardi, quello dell’ESATTEZZA !

004_LEOP DISEGNO 740 - Version 2
– Leopardi ? Il conte Giacomo Leopardi, il grande poeta di Recanati ?
– Sì, proprio lui, quello della LEGGEREZZA, almeno secondo quanto avete scritto voi : «capace di  togliere al linguaggio ogni peso fino a farlo assomigliare alla luce lunare ».
– Conte… che fate qui ? Com’è possibile ?
– Sì, lo so, sono morto da 148 anni, ma le assicuro che non puzzo. Leopardi si soffia il naso con un vecchio fazzoletto, poi riprende a parlare: Si faccia coraggio, non sono un incubo. Mi dia subito una sedia, sono tutto infreddolito!
Calvino gli porge una sedia. – Si accomodi. Vuole un bicchier d’acqua?
– Grazie, con piacere !
Calvino guarda il poeta allibito, senza parlare. Leopardi beve rumorosamente, si asciuga la bocca con il fazzoletto e dice : -Sono venuto a ringraziarla !
– Ringraziare me ?
– Per tutto quello che sta scrivendo sulla mia leggerezza, esattezza e rapidità, anche se devo confessarvi che zoppico.
– Ne sono onorato.
– Nessuno mi ha capito.
– Già. È difficile essere capiti veramente, è meglio tacere.
– Sempre il solito colle, la donzelletta che vien dalla campagna e la tiritera sulle mie malattie e il mio pessimismo. Nessuno ha avuto un temperamento più allegro di me. Terribile e awful è la potenza del riso, chi ha il coraggio di ridere, ha anche il coraggio di morire ! E adesso circolano pettegolezzi su me e quel povero Antonio Ranieri !
– Per un classico del vostro livello queste chiacchiere sono bazzecole! Voi amate troppo la vita e soprattutto avete l’ironia, un’ironia…
– Attenzione signor Calvino: un’ironia fantastica, come la vostra !
– Avete ragione: quando si resta scornati a questo mondo bisogna bilanciarsi, trovare un equilibrio, sempre più difficile, basato sul minimo possibile, sull’essenzialità. Direi di più: sul potere del riso, ma leggero, aereo e al tempo stesso reale e preciso come Lawrence Sterne… sussurra Calvino abbassando la voce.
– … e come quello di Ariosto!
– Quante coincidenze !
– E poi un giorno ci si risveglia, come me, pieni di acciacchi, davanti a un Inferno puzzolente, simile a un’enorme gruviera…
– …o in una città invisibile.
– …o nell’Asia, come il mio pastore errante ! Signor Calvino perché non venite con me nell’armadio, vi voglio presentare Ludovico Ariosto e il castello di Atlante…
– … e il castello dei destini incrociati ?
– A Recanati i contadini giocavano sempre a carte, urlando, e a volte si scannavano. Ma i tarocchi sono un’altra cosa. Nascondono un segreto geometrico e un mistero inquietante… brr… potete chiudere la finestra? Qui sento freddo!
Calvino chiude la finestra, ma, quando si volta, Leopardi è sparito. Corre verso l’armadio. Guarda dappertutto. Ci sono solo i suoi vestiti, l’impermeabile e i soliti panni da lavare. L’armadio è vuoto. Niente che sia umano o quasi-umano…

002_Calv740-finestra-hifoto

Apre di nuovo la finestra per vedere se, per caso, il conte non fosse uscito dalla porta d’ingresso. Sul marciapiede, lo scalpiccio dei passanti è coperto dalle voci e dal grido degli uccelli che riempiono il cielo azzurro dei loro voli improvvisi e bizzarri, simili a girandole.
« Mio dio ! », pensa con un tuffo al cuore, « che diavolo sto facendo? Non sono nel XVIII secolo, ma nel XX ! Non sono né a Parigi, né a Recanati, ma a Campo Marzio, a Roma !» Intanto Leopardi, con passi veloci, ha già raggiunto il Pantheon. I suoi Classici.

Claudia Patuzzi