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Questa mattina, per la prima volta dopo lunghi mesi di reclusione volontaria, sono uscito con passo sicuro e leggero. La mia “chambre de bonne” si trova al dodicesimo piano di un enorme casermone kafkiano nella periferia della città. La mia finestra è  l’unica che abbia le serrande abbassate in pieno giorno. Ormai non ho più né il coraggio, né la voglia di alzarle. Da quando ho perso il lavoro, mi vergogno della luce del sole, che mette a nudo il mio fallimento e le povere cose che mi circondano:  il letto sfatto, il sacco a pelo sporco e stropicciato, gli avanzi galleggianti nel lavello, le mie occhiaie insonni, le scarpe usate e tutto quello che fa di un uomo l’anticamera di una « cosa »…  Meglio nascondersi dunque, almeno fino a quando non è arrivata quella busta indirizzata a me con all’interno, su un foglio, la possibilità di un lavoro : un COLLOQUIO !

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Mi sono  lavato in fretta e furia, rasato, pettinato, ho indossato quel poco di biancheria ancora presentabile, calzini compresi e una sciarpa di lana. Dopo un breve sguardo allo specchio – Ce la farò? Non ce la farò ? – ho chiuso a chiave la porta e mi sono  intrufolato di straforo nel metrò incuenadomi come un’ombra dietro questa inconsapevole signora, finché non sono arrivato al boulevard de Magenta…

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Appena uscito dal Metro, le parole « lavoro temporaneo » si profilano come un faro davanti ai miei occhi… un secchio? un operaio ? Ma che dico? È un lavavetri ! Meglio che niente, il lavoro manuale tempra l’uomo… a meno che non mi mandino a lucidare un grattacielo…

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… potrei anche mettermi nel terziario o nella comunicazione o nella preparazione di eventi, o essere un grutier mobile, un macon, un grutier a tour, un ferrailleur, un coffreur bancheur, coffreur boiseur, traceur, geometre… Perché no ?

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Costeggio il Maif… La parola “Assicurazione” comincia a ronzare dentro la mia testa… “Prima o poi anch’io dovrò farmi un’assicurazione…”, è un po’ di tempo che non ci vedo più bene…

http://www.maif.fr/recrutement/alternance-cqp-1.html
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Ho un attacco d’ansia, un brivido di paura e di freddo mi gela la gola. E se non riesco a rispondere alle loro domande? Se scoprono che ho mentito? Non riesco più a camminare. Che ora è ? Non ho neanche una sigaretta. Forse potrei prendere un caffé a un euro e 20 centesimi… vediamo quanti  spiccioli ho, devo calmare  la mia agitazione…

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Dov’è un tabaccaio ? Questo maledetto boulevard abbonda di precari, ma ha solo cicche sporche sui marciapiedi… Ma guarda ! Io non posso fumare neanche una sigaretta per calmarmi e questa « bona » si diverte con la cigarette electronique !

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Buon dio, dove ho messo la lettera ? In tasca non c’è… nei pantaloni neanche e se l’ho persa? Maledizione, sono perduto, devo tornare indietro ! No, eccola ! È nella tasca interna… Madonna santa, ti ringrazio, fa che vada tutto bene… ormai ci manca poco. Che numero era ?

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Ecco, finalmente sono arrivato, mi stanno già facendo le feste : « Buon giorno, signore ! » Per un secondo mi sento il re del mondo… mi aggiusto il capelli, raddrizzo le spalle, emano un profondo sospiro e afferro deciso la maniglia della porta. Ma qualcosa non funziona: la porta è chiusa. Provo ancora. Niente da fare. Una donna si sbraccia dietro il vetro con un sorriso imbarazzato. Che cosa mi sta dicendo ? Mi sento gelare il sangue. Sono in SCIOPERO… forse posso ritornare la prossima settimana…
Mi sento male, la testa mi gira, non desidero altro che tornare nel mio antro come una bestia ferita a morte. Quante cicatrici decorano il mio corpo? troppe, ve l’assicuro… Corro sul marciapiede strattonando qualche passante, sfiorando le vetrine ingannevoli. Sono un cieco senza bastone.
“Psst !”
Qualcuno mi chiama. Un suono flautato e dolce.
“Che aspetti, bel moretto, entra e divertiti !” sussurra una voce dolcissima, stranamente familiare. La guardo esterrefatto, mentre una magnifica bocca rosso-lacca scocca un bacio verso di me.
“Eccomi, arrivo ! ” urlo infilandomi nella porta di vetro.

 Post scriptum : « Lavorare stanca » (Cesare Pavese)

« Labor omnia vicit, / Improbus et duris urgens in rebus egestas » (Virgilius, Georgiche, I, v.145)

“Tutto vince il lavoro accanito, e fra mille disagi l’urgente miseria” (Virgilio, Georgiche, I, 146-7)

“E che mestiere fai?” – “Il povero.

(Carlo Collodi, 1826-1890, Le avventure di Pinocchio, XII.)  Pinocchio risponde così a Mangiafuoco che gli ha chiesto il mestiere del padre.

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Claudia Patuzzi