Tags

, , ,

001-La paroir.740

La parete cieca

Un giorno, nei miei vagabondaggi ho incontrato questa parete spaccata, alta e larga come una torre medievale.  Mi è apparsa davanti in tutta la sua assurda violenza. Di ciò che era un tempo, – centocinquanta anni fa o più – non resta che una fetta di torta  incisa da un coltello. Una ferita assurda. Un castello di sabbia distrutto con una manata da un bambino viziato.

Adesso non resta che questo muro di mattoni, sospeso nel vuoto, senza finestre e balconi : « murato vivo ».

Queste pareti amputate come braccia e gambe incancrenite, sono le figlie illegittime dei palazzi hausmanniani che costeggiano pomposi i boulevards. Le loro cicatrici oscene sono il risultato di sventramenti urbanistici dettati da una pratica, quanto inesorabile, razionalità. Haussmann

Grazie a questa « razionalità » le macchine possono oggi circolare per Parigi senza pericolosi ingorghi.

Ma il muro, come tantissimi altri, è sempre lì che ci guarda,  con la sua pietosa amputazione…  

002_Paroir_740

La cicogna

Ma che c’è lassù in alto a sinistra ? Mi sembra ci sia qualcosa… ma sì, è una cicogna dal becco arancione che s’inerpica con le bianche ali verso un camino immaginario. Forse sta cercando un bambino.

Qualcuno, mosso da pietà per quel muro spoglio e vuoto, ha dipinto questo piccolo miracolo…

Ma dove guarda il muro ? Mi volto e trovo una sorpresa insperata.  Proprio davanti al muro, dietro una cancellata dipinta di verde, c’è un piccolo giardino e una chiesa con un albero verde-oro, invaso da piccioni golosi…

Mi ricorda qualcosa. La favola della « Bella e la bestia » ?

O che le città sono mappe cangianti e sempre diverse della nostra vita  e di quella degli altri?

003 L'albero d'oro740

L’albero d’oro

Le strade  (Las calles) da « Fervor de Buenos Aires » (1923) in  Carme presunto, e altre poesie, Mondadori, Oscar, 1972

“Ormai le strade di Buenos Aires
sono le viscere dell ‘anima mia.
Non le strade veementi
assillate da smanie e trambusto,
ma la dolce strada dei sobborghi
trepida di penombra e di crepuscolo
e quelle più fuori mano
scevre di alberi pietosi,
dove austere casette si avventurano appena,
offuscate da lontananze immortali,
a disperdersi nella fonda visione
fatta di gran pianura e maggior cielo.
Tutte costoro sono per il bramoso d’anime
un pegno di ventura,
giacché al loro riparo tante esistenze si affratellano
sconfessando la prigionia delle case
e fra esse con eroica volontà d’inganno
procede la nostra speranza…”

Jorge Luis Borges

004_eglise740

Chiesa con ringhiera

Claudia Patuzzi