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Il dittatore, disegno di Claudia Patuzzi (cliccare sul disegno per ingrandirlo)

– Buon giorno, signor padre
– Buon giorno, figlio.
– Sta ella bene ?
– Compatibilmente agli anni e ai dispiaceri.
– Godo di vederla valente .
– Così voglio dire di te, Cosimo. Ho sentito che ti adoperi pel vantaggio comune.
– Ho a cuore la salvaguardia delle foreste dove vivo, signor padre.
– Sai che un tratto del bosco è di nostra proprietà, ereditato dalla tua povera nonna Elisabetta buonanima ?
– Sì, signor padre. In località Belrìo. Vi crescono trenta castagni,  otto pini e un acero.(…) È appunto come membro di famiglia proprieteria di boschi che ho voluto consociare tutti gli interessati  a conservarli.
– … Mi dicono  sia un’associazione di fornai, ortolani e maniscalchi.
– Anche, signor padre. Di tutte le professioni purché oneste.
– Tu sai che potresti comandare alla nobiltà vassalla col titolo di duca ?
– So che quando ho più idee degli altri, do agli altri queste idee, se le accettano ; e questo è comandare.
– E per comandare, oggigiorno, s’usa star sugli alberi ? aveva sulla punta della lingua il barone. Ma a che  valeva tirar ancora in ballo  quella storia ?  Sospirò assorto nei suoi pensieri. Poi si sciolse la cinta  cui era appesa la spada. – Hai diciott’anni… È tempo che ti si consideri un adulto… Io non avrò più molto da vivere… –  e reggeva la spada piatta con le due mani. – Ricordi di essere barone di Rondò ?
– Sì, signor padre, ricordo il moi nome.
– Vorrai essere degno del nome e del titolo che porti ?
– Cercherò  d’esser più degno che posso del nome d’uomo, e lo sarò così d’ogni suo attributo.
– Tieni questa spada, la mia spada -.  S’alzò sulle staffe, Cosimo s’abbassò dal ramo e il Barone arrivò a cingergliela.
– Grazie, signor padre… Le prometto che  ne farò buon uso.
– Addio, figlio mio…
Il Barone voltò il cavallo, diede un breve tratto di redini, cavalcò via lentamente.
Cosimo stette un momento a pensare  se non doveva fargli il saluto con la spada, poi rifletté che il padre glie l’aveva data perché gli servisse da difesa, non per  fare delle mosse da parata,  e la tenne nel fodero.

(Italo Calvino, Il Barone rampante, Einaudi Editori, Torino, 1957, 1965, capitolo XIV)

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“Anche sul trono più bello del mondo, non si sta seduti che sul proprio culo . “

( Michel de Montaigne, 1533-1592, Essais, III, 13 )

Claudia Patuzzi